Racconto veg

un racconto di Tommaso Z. Contò,
editing di Alessandro Tesetti.

Tutti, da bambini, ammazzano le formiche.

Qualcuno lo fa anche da adulto, ed è riprovevole, ma non è questo il punto. Le nostre mani di bimbi almeno una volta hanno preso una formica tra pollice e indice per schiacciarla e se questa avesse potuto sanguinare avremmo avuto le manine sporche di sangue e Shakespeare ci avrebbe detto che non sarebbero mai tornate pulite. Per fortuna le formiche non sanguinano e le nostre mani sono pulite e sono pulite anche le nostre coscienze perché se un albero cade in mezzo alla foresta e nessuno lo sente allora ha fatto veramente rumore? Se nessuno lo vede è veramente caduto? Almeno una volta abbiamo ammazzato una formica ed è riprovevole ma forse un po’ meno perché alla fine non lo abbiamo fatto per davvero: le formiche non sanguinano.

Io, personalmente, ho ammazzato pure qualche cimice e ancora oggi se una zanzara mi infastidisce le faccio un grosso applauso e questa schiatta. Le zanzare sanguinano, ma sanguinano del mio sangue, e allora la faccenda si fa complessa, moralmente grigia e io il corso di filosofia morale all’università non l’ho potuto seguire perché si sovrapponeva a quello di letteratura italiana e preferisco che mi raccontino quante sigarette si fuma Zeno piuttosto che sentirmi dire che sono un mostro perché schiaccio le zanzare. Qualsiasi cosa sia la sostanza che esce dalle cimici quando le si fa esplodere con la suola della scarpa non è sangue, e allora anche lì siamo a posto, coscienza pulita. E poi puzzano, muoiono impartendo il loro castigo all’assassino: pena scontata immediatamente, uno a uno palla al centro.

Quando mi chiedono perché sono vegetariano rispondo sempre tu riusciresti a guardare una mucca negli occhi e ammazzarla?

I più dicono di no e allora gli dico codardi (dico loro? ora ci sto prendendo gusto e ammazzo un po’ pure la grammatica) e loro si offendono e io continuo perché mi piace infierire e dico sei solo un codardo perché la ammazzi ma non hai il coraggio di farlo da solo e allora ingaggi un sicario che poi è l’industria della carne e tutti sanno che l’industria della carne fa cose orribili e quindi non possono più ribattere. Però una gallina, devo essere sincero, riuscirei a guardarla negli occhi e poi tirarle il collo. Sono una persona orribile, lo dicevo sopra, ma non è questo il punto, o forse lo è. La gallina comunque non la uccido e non la mangio perché se c’è qualcosa che mi dà più gioia che indispettire gli onnivori è essere inconsistente nelle mie filosofie e poi filosofia morale proprio non potevo seguirla, non ci riuscivo, il martedì si sovrapponeva a Zeno e il giovedì mi pare fosse subito dopo un’altra lezione abbastanza interessante e l’edificio della facoltà di filosofia è distante: dall’altra parte della città, avrei dovuto correre, avrei sudato e correndo magari avrei schiacciato qualche insetto e allora sarei arrivato alla lezione solo per sentirmi dire che ero un cane rabbioso rivoltante per aver schiacciato un insetto mentre correvo verso quella lezione che avrebbe dovuto insegnarmi a essere una persona migliore — che poi quanto è folle essere vegetariani e non vegani? Sì, carina la mucca, non riuscirei a sparare un colpo tra quei due occhioni meravigliosi (ammetto di non avere idea di come funzioni l’uccisione di una mucca da macello), però guarda come le rubo tutto il latte e me lo bevo senza un rimorso. Alla gallina le uova le posso rubare perché avevo detto che il collo gliel’avrei tirato senza problemi.

Una volta, ero già vegetariano da pressappoco un anno, ho mangiato una pizza con i wurstel.

A casa non c’era nessuno e poi sono uscito subito a buttare il cartone della pizza nel bidone perché non rimanesse l’odore di maiale in casa nel caso qualcuno rientrasse e facesse domande. L’ho portato al bidone ma non quello che sta sotto casa, quello due vie più in là, e mi sono sbarazzato di ogni prova. E allora forse nemmeno l’ho mangiata la pizza con i wurstel. L’albero cade e nessuno lo sente. Ha fatto rumore? Il maiale ha fatto rumore mentre lo sgozzavano? Probabilmente sì ma io il corso di filosofia morale assolutamente non potevo frequentarlo perché poi leggendo bene le istruzioni del corso il professore diceva chiaramente che vi potevano accedere solo studenti con buone basi di filosofia e io la filosofia non l’ho mai studiata perché alla triennale ho studiato scienze politiche e si potrebbe obiettare che avrei potuto fingere o semplicemente fregarmene di questo requisito assolutamente non vincolante ma già mi sembrava un miracolo che venendo da una triennale in scienze politiche mi avessero ammesso a una magistrale in lettere, se poi avessi cominciato pure a frequentare corsi di filosofia fregandomene dei requisiti mi sarebbe sembrato di tirare troppo la corda e quindi resto una persona ignobile ma forse grazie a dio non ho potuto frequentare quel corso perché almeno non sono consapevole fino in fondo di quanto ignobile io sia.

In Bolivia quando masticano le foglie di coca per combattere il mal d’altitudine prima ne buttano sempre qualcuna a terra. Per la Pachamama! dicono. Cioè, lo dicono in spagnolo, immagino: para la Pachamama! o qualcosa del genere. La Pachamama è la dea madre, della terra, della vita, della fertilità e chi più ne ha più ne metta. E quando prendono la coca gliene danno un po’ perché in fondo se ci pensi era stata la Pachamama a dare loro la coca in primo luogo e loro sono riconoscenti e gliene rendono un pochetto. Getto a terra una fetta di wurstel: per la Pachamama! ma non so se valga gettare le cose sul pavimento o se si debba essere all’aperto e onestamente non penso la madre terra accetti offerte in dischetti di maiale sgozzato, tritato e insaccato. Meglio raccogliere tutto dal pavimento e portare anche la fetta di wurstel al bidone a due strade di distanza e poi sarà tutto come prima e non sarà accaduto assolutamente nulla e io potrò tornare vegetariano, anzi, continuare a esserlo.

Tutti, almeno una volta, da bambini, abbiamo ammazzato una formica.

Lo dice Pietro mentre siamo seduti tutti in cerchio e beviamo birra e mangiamo hummus. Ogni persona nel cerchio annuisce e sorride e racconta storie truci e orribili di omicidi di massa che se solo le formiche ci potessero capire ne rimarrebbero traumatizzate e se solo potessero sanguinare sarebbe una catastrofe etica e morale (immagino, quel corso proprio non potevo seguirlo). Giorgio si gira verso la sua ragazza e le dice che lui da piccolo le formiche se le mangiava, lo dice sottovoce e pensa che nessun altro lo senta ma io lo sento, fortunatamente le formiche non lo sentono. Marta si finge scioccata ma in realtà è divertita e un po’ ride e probabilmente pure lei tanti anni fa ha sentito lo scricchiolio di qualche zampetta sotto i denti da latte. Tutti ridono e sono divertiti e sembra di stare a un vertice di gerarchi del terzo Reich, o almeno questo è quello che penserebbe una formica se passasse di lì e potesse capirci e sapesse cos’è un gerarca del terzo Reich.

Alberto non ride ed è sinceramente sconvolto e anche se un po’ prova a sorridere e partecipare al momento di comune ilarità nazista è evidentemente turbato. Ma come avete tutti ammazzato delle formiche? chiede. Sì, sì, tutti, perché tu no? No. Dai, ci prendi in giro. Voi mi prendete in giro. Ma né lui né noi ci stiamo prendendo in giro e a quanto pare non tutti ammazzano le formiche da bambini. 

Alberto poi mi dice che anche se di formiche non ne ha ammazzate ha fatto anche lui delle cose orribili e io lo guardo negli occhi e non riesco a credergli perché se in vent’anni di vita non ti è mai capitato nemmeno di pensare che una formica è qualcosa che si può ammazzare allora come posso credere che tu abbia fatto delle cose orribili? E lui mi guarda con quegli occhioni da mucca al macello e cerca una condanna e il fatto che la condanna non arrivi lo ammazza più del proiettile del macellaio al mattatoio ma io proprio non riesco a guardarlo negli occhi di mucca e sparare il colpo e in fondo lo dicevo anche prima che io una mucca non l’ammazzerei e l’idea di mangiarmi Alberto proprio non mi piace e forse è per questo che sono vegetariano. Dico ad Alberto non tu ma io sono una persona orribile perché ammazzavo le formiche e le cimici e pure le zanzare e le ammazzo ancora e perché una volta ho mangiato dei wurstel e ho fatto arrabbiare la Pachamama e il bidone dove ho buttato il cartone della pizza in realtà era un bidone della plastica e quel corso di filosofia proprio non riuscivo a seguirlo E INSOMMA ALBERTO TI PREGO GUARDAMI IN QUESTI OCCHI DA GALLINA CHE MI RITROVO TIRAMI IL COLLO E FINIAMOLA QUI! — Ma alla fine nessuno ammazza nessuno, se non per qualche bambino che ammazza qualche formica, e a volte siamo formiche noi stessi e invece più spesso siamo mostri orribili e gerarchi nazisti; altre rarissime volte siamo più fortunati e siamo Alberto; altre ancora, rarissime e fortunatissime, siamo formiche nel suo giardino.

tutte le fotografie di Rossella Salvaggio.

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