L’occhio nel cielo – ritratto a forma di paradosso

un racconto di Costanza Galetto.

E l’identità della sua persona stava lì, nell’unicità di essere un solo volto, ma centomila persone differenti. 

Carneade! Chi era costui?

Chi lo osservava faticava a comprendere chi fosse veramente, si interrogava su quali potessero essere i pensieri che popolavano un animo apparentemente così quieto.
Pensando a ciò, lui sorrideva.
Un uomo solitario, di poche parole. Nel profondo si agitava un turbinio. La quiete con cui affrontava la quotidianità ne era uno sprizzo. Geloso.

C’era un prato, lassù, sulle colline. O meglio, ce ne erano molti, ma ce n’era uno, in particolare, il suo preferito, nel quale si recava ogni giorno, sul far della sera, e ammirava come il buio si facesse spazio e osservava il candido azzurro del cielo trasformarsi in un’oscurità senza confini.

«Non pensare che “scusa” sia una parola facile. Non cercare invece di cambiare le carte in tavola.»

Un luna park in pieno giorno, niente di più triste.
Capita spesso. Fuori luogo, fuori tempo, fuorigioco. La gente per strada è così banale, tormentata da problemi così prevedibili. Macchie uguali sulla stessa tovaglia bucata, ma profondamente convinte di starne fuori.
Fuori a portare i cani, fuor di polemica, fuordilatte. Le persone per strada sono fuori di testa. Si prendono talmente sul serio da scordarsi cosa stanno facendo.

E fuori
lo diventano
davvero.

Perché se si fermassero anche solo un secondo, lo vedrebbero. Sta attorno a loro tutto il giorno, lì a ridere in faccia a chiunque, in faccia a quanto siamo scemi, in faccia a facce da clown triste. È un luna park a mezzogiorno a spaventarci tanto. Sulle ombre che ci minacciano sono puntate torce, lampioni e accendini. A volte riflettori. I mostri che ci terrorizzano non possono permettersi neanche una maschera di Halloween dai cinesi sotto casa. Scooby-Doo si è mangiato le scarpe dell’assassino già da un pezzo. Va così.

Occhi gonfi di pianto, fuoco ti marchia. Non vedi bene il resto, ma non sai nemmeno che pensare di te.
Non hai idea di dove stai andando, non riesci a metterti a fuoco.
Fuoco ti marchia.
L’Occhio, strana mongolfiera, ti esamina dall’alto. Monta verso l’infinito.

Seduto sulla collina, guardava il nulla. Guardava il tutto che si era trasformato in nulla.
Immobile, percepiva miliardi di anni scorrere davanti ai propri occhi, vedeva il mutare del paesaggio, l’evolversi di una civiltà che finiva per annullarsi tragicamente e collassare su se stessa.

«Hai avuto molte possibilità prima, ma io non te ne darò altre. Non chiedermene. È così che vanno le cose.»

Avrebbe voluto gridare, per dare voce alla sofferenza che provava e all’odio sigillato dentro di sé. Ma a quale scopo?
Nessuno l’avrebbe sentito.
Non aveva neanche il fiato per bisbigliare a se stesso e assicurarsi di essere ancora vivo.

Carneade! Chi era costui?

Ti senti osservato,
forse è per questo che stai sbagliando.
Hai paura adesso
di illuderti, metter male i piedi
sbattere le palpebre e scoprire
di dover ricominciare.

Fuoco ti marchia. Non significa che ci sia un motivo per disprezzarti così e probabilmente non c’è. Arbitri intransigenti, razzisti di noi stessi, siamo il nostro tribunale dell’Inquisizione.

«Una parte di me sa cosa pensi, non dire parole di cui potresti pentirti. Non lasciare che il fuoco ti dia alla testa.»

Ma gli piaceva, rimanere ignoto. Voleva che ognuno costruisse un’immagine diversa di lui, perché era proprio ciò che lui cercava negli altri. Una nuvola attorno a sé rendeva la sua immagine offuscata. Impediva la vista agli altri, per spingerli ad avvicinarsi ancora di più.

When you’re strange
Faces come out of the rain

Lui non è mai risultato un Nessuno. Al contrario, una pluralità di caratteri lo definiva in modo così peculiare che la sua, di identità, non ne era annullata. Era rafforzata.

Qualsiasi cosa lui fosse, era anche il suo opposto. E lo divertiva questo gioco, aspettare il momento in cui i suoi aspetti si unissero per dar vita all’uomo che avrebbe voluto essere davanti alla donna che amava. 

Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down

«Ho sentito l’accusa prima e non ne accetterò altre. Ma credimi, il sole nei tuoi occhi rendeva certe bugie degne di essere credute. Sei diventato così abile a convincerti che gli altri ti denigrino. Come se stessero scrivendo un’infinita recensione, tenendoti sotto d’occhio. E in fondo è solo un modo per fingere che l’occhio non sia il tuo. 

Ma essere meno duro non ti farà soffrire. Perdonati. Vai avanti, oltre il cielo.»

People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone

tutte le foto di Blaise Cepis.

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